Giuseppe Dossetti, il deputato diventato sacerdote

Giuseppe Dossetti nasce a Genova il 13 febbraio 1913. Dopo gli studi giuridici all’Università di Bologna, in cui si laurea con una tesi in diritto canonico, si trasferisce a Milano: diviene assistente alla cattedra di diritto ecclesiastico e ben presto docente all’Università di Modena. In poco tempo diventa uno dei più importanti canonisti italiani.

Dal 1943, con il nome di battaglia “Benigno”, ha un ruolo attivo nella Resistenza sia dal punto di vista militare sia politico, ponendo le basi per la creazione di un movimento politico democratico di ispirazione cristiana. Diventa vicesegretario della Democrazia Cristiana e il 2 giugno 1946 è eletto all’Assemblea Costituente con quasi 30 mila voti di preferenza. Entra quindi a far parte della Commissione dei 75, incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione: è lui stesso a suggerire la suddivisione del lavoro in sottocommissioni e a presiedere ai lavori della prima, dedicata alla definizione dei diritti e dei doveri dei cittadini.

Non solo: il lavoro di Dossetti nella Costituente lascia un segno tangibile nella Carta, dalla definizione della Repubblica come “fondata sul lavoro” al rilievo dato ai partiti come pilastri del sistema democratico. Inoltre riesce ad assecondare la richiesta del Vaticano di riconoscere in Costituzione i Patti Lateranensi, richiesta a cui Dossetti risponde inserendo il trattato nel quadro più ampio dei rapporti dello Stato con gli altri ordinamenti internazionali.

Per Dossetti la DC è l’occasione per portare il cristianesimo a essere una nuova testimonianza del cambiamento della società, ma questa sua idea si scontra con quella di De Gasperi, che vede nella maggioranza di governo l’unico scopo del partito. Dossetti si dimette quindi dal Consiglio nazionale per dedicarsi a tempo pieno ai lavori della Costituente insieme al gruppo dei “professorini” (La Pira, Moro, Fanfani, Lazzati), attivi in via della Chiesa Nuova a Roma presso la casa delle sorelle Portoghesi in quella che passerà poi alla storia come “comunità del porcellino”.

Data la crescente frattura con De Gasperi, nel 1951 si dimette dal partito e successivamente anche dal Parlamento. Quasi costretto a candidarsi a sindaco di Bologna, vedrà nella vittoria del PCI l’affermazione della sua teoria: oramai non c’è più spazio per il riformismo cattolico nella politica italiana.

Dossetti insegue tuttavia la sua vera vocazione: diventare un riformatore cristiano. Alla fine del 1955 fonda la comunità monastica della Piccola famiglia dell’Annunziata di Monteveglio, nell’appennino bolognese, e nel 1959 è ordinato sacerdote. Quasi contemporaneamente Giovanni XXIII indice il Concilio ecumenico, a cui lavora anche Dossetti in qualità di perito. Dal 1968 si ritira a vita monastica nella comunità che ha fondato e nel 1972 si trasferisce a Gerico, nei territori occupati da Israele, per indagare sulle radici profonde del cristianesimo e sul suo legame con le altre religioni dell’area. Torna infine nella comunità di Monteveglio, dove muore nel 1996.

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