Le donne dell'Assemblea Costituente - Angiola Minella Molinari

Angiola Minella detta Lola nasce il 3 febbraio 1920 in una buona famiglia della borghesia torinese. La sua infanzia è segnata da un tragico evento: il padre Mario, noto ingegnere, direttore prima delle miniere di Cogne e successivamente della società Reale mutua assicurazioni, muore in un attentato di matrice fascista, colpito da tre colpi di pistola sul pianerottolo di casa. Angiola all’epoca ha dodici anni e forse proprio questa perdita contribuirà a indirizzare le sue scelte politiche.
Dopo aver conseguito il diploma presso il prestigioso liceo classico “Massimo d’Azeglio” si iscrive alla facoltà di Lettere. Con lo scoppio della guerra, sceglie però di assecondare la sua passione per la medicina iscrivendosi al Corso per infermiere volontarie della Croce Rossa e comincia così a operare nell’ospedale provvisorio di Bra, in provincia di Cuneo.
Nel 1944 entra tra le fila della Resistenza, prima nei gruppi badogliani del Piemonte, poi nelle formazioni garibaldine di Savona: la strenua lotta contro il fascismo le varrà il riconoscimento della croce di guerra alla fine del conflitto.
Dopo il 25 aprile Angiola si dedica all’attività politica nel Partito comunista italiano, presso la sezione di Savona: qui conosce il futuro marito Piero Molinari, comandante partigiano noto con lo pseudonimo “Vela”. Nel frattempo diventa membro attivo dell’UDI, l’Unione Donne Italiane, fino a diventarne dirigente regionale e nazionale: con Nadia Gallico Spano promuove la campagna “Salviamo l’infanzia”, grazie alla quale migliaia di bambini in difficoltà economiche dal sud Italia saranno ospitati, accolti e curati presso le famiglie del nord.
Con le prime elezioni amministrative del dopoguerra – occasione in cui le donne avranno diritto per la prima volta al voto sia attivo che passivo – Angiola è eletta prima al Consiglio Comunale di Savona, dove ricopre la carica di Assessore alla Beneficenza, e lo stesso anno, alle elezioni del 2 giugno, entra a far parte dell’Assemblea Costituente. Emergono alcune delle sue doti principali quali le spiccate doti oratorie e il carattere battagliero: a questo proposito non si può non ricordare un episodio ricordato dal giornalista Mario Pallavicini su “L’Unità” del 9 aprile 1948, quando, indignata per le cariche della polizia contro i lavoratori romani in sciopero, entra nell’Aula di Montecitorio puntando dritto verso il banco del governo su cui sedeva l’on. Andreotti, allora sottosegretario alla Presidenza, per chiedergli energicamente di far cessare ciò che stava accadendo così vicino all’Aula.

La sua carriera politica è oramai solida. Rieletta alla Camera dei Deputati nella Terza legislatura, lo sarà poi al Senato della Repubblica nella Quarta e nella Quinta. Tra il 1953 e il 1957 è inviata dall’Udi, in accordo con la Direzione del Pci, a rappresentare l’Italia nella Federazione democratica internazionale delle donne (Fdif) con sede a Berlino Est, di cui diventa segretaria generale nel 1955. In Parlamento, nel corso dei diversi mandati, Angiola si occupa soprattutto di disoccupazione, pace, ambiente, sicurezza sul lavoro, delle tematiche legate al mondo femminile come la maternità, di istruzione e infanzia: queste materie sono al centro delle numerose proposte di legge presentante, firmate con le compagne di partito, e dei suoi interventi in Aula. In età avanzata continua a dare il suo contributo attivo al partito riordinando l’archivio della Federazione del Pci genovese. Muore a Torino nel marzo del 1988.

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