Le donne dell'Assemblea Costituente - Lina Merlin

Ma che uomini siete che per avere i favori di una donna dovete pagarla?.

Questa frase è sufficiente a delineare il carattere deciso di Lina Merlin, una delle 21 donne elette all’Assemblea Costituente.
Questa fermezza emerge anche in occasione di un’intervista rilasciata a Oriana Fallaci e pubblicata su “L’Europeo” nel 1963, in cui dichiara:

Io sono stata uno dei 70 soloni che hanno fatto la Costituzione, sa, la Costituzione io la conosco […]. «La Repubblica ha il dovere di difendere la salute dei cittadini purché ciò non offenda la loro dignità umana». Purché ciò non offenda la loro dignità umana: chiaro? E sottoporre quelle disgraziate a visita coatta non è offendere la loro dignità umana?.

Angelina Merlin nasce a Pozzonovo, in provincia di Padova, il 15 ottobre 1887. Cresce a Chioggia e, dopo il diploma come maestra elementare, continua gli studi in Francia, ottenendo così l'abilitazione all'insegnamento del francese nelle scuole medie. Nel 1919 si iscrive al PSI e collabora con le testate socialiste L'eco dei lavoratori e con il giornale che la vedrà anche in veste di direttrice, La difesa delle lavoratrici.
Durante il regime fascista rifiuta di prestare il giuramento ed è quindi costretta a lasciare l'insegnamento. A causa della sua attività antifascista è arrestata più volte e, nel 1926, è condannata a cinque anni di confino che sconterà in Sardegna a Nuoro, a Dorgali e a Orune. Scontata la condanna si trasferisce a Milano. Qui, durante una riunione clandestina, incontra il suo futuro marito, il medico Dante Galloni, già deputato socialista di Rovigo.
Alle riunioni del PSI si fa notare per il carattere combattivo: in virtù di questo le è affidata la regia della campagna elettorale veneta, incarico in quegli anni ritenuto straordinario per le donne. In questa occasione redige un rapporto dettagliato e preciso sulle illegalità e le violenze compiute dagli squadristi, che consegna al deputato Giacomo Matteotti e che il politico veneto utilizzerà come base di partenza per formalizzare l’atto di accusa al fascismo ormai al potere: proprio dopo quel discorso in Parlamento Matteotti sarà rapito e assassinato.
Nel 1936 resta vedova. La sua azione antifascista non si arresta e, dopo l'8 settembre 1943, la Merlin entra nelle fila della Resistenza prendendo così parte alla guerra di liberazione. Comincia donando ai partigiani gli strumenti e i manuali medici lasciati dal marito e prosegue raccogliendo fondi e vestiario per i patrioti. Rappresenta il PSI nei “Gruppi di difesa della donna”, fondato insieme ad Ada Gobetti, Laura Conti e altre antifasciste. Dopo la Liberazione Lina Merlin entra nella Direzione del Partito socialista e prende parte alla fondazione dell'UDI, l’Unione Donne Italiane, insieme a Rita Montagnana e Maria Maddalena Rossi. Eletta alla Costituente, promuove l’inserimento della frase "senza distinzioni di sesso" nell’articolo 3, il Principio Fondamentale dedicato all’uguaglianza dei cittadini. Nel 1948 è eletta in Senato, dove sarà la prima donna a fare un intervento in Aula. Rieletta in Senato nel 1953, passa alla Camera nel 1958, anno in cui diventerà legge l’iniziativa parlamentare per cui Lina Merlin è ricordata ancora oggi, quella per l'abolizione delle "case chiuse". La “Legge Merlin” entra in vigore il 20 settembre 1958.
Ma il suo contributo non si è fermato a questo. Tra le proposte di legge presentate da Lina Merlin sono degne di nota quella per l’abolizione del carcere preventivo, l’eliminazione dell’indicazione “figlio di NN” (Nomen Nescio) dai documenti anagrafici e l’introduzione del divieto di licenziamento per causa di matrimonio. Durante gli anni in politica la sua attività parlamentare è inoltre volta a migliorare la condizione femminile a casa e sul lavoro e a mettere in luce i problemi che affliggono l’area del Polesine come la miseria, l’emigrazione, le malattie endemiche.
Nel 1961 esce dal Partito socialista e nel 1963 rifiuta di ricandidarsi. Sceglie di allontanarsi dalla politica attiva per dedicarsi alla scrittura delle sue memorie: la sua autobiografia, La mia vita, sarà pubblicata dieci anni dopo la sua morte. Muore a Padova il 16 agosto 1979.

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