Le donne dell'Assemblea Costituente - Teresa Noce

Qualcuno dice che adesso ringiovanisco. Forse è così. Forse, non essendo più legata a precise responsabilità che mi condizionano, mi sento più libera. Ma se è vero che ringiovanisco, chissà che tra dieci anni non chieda ancora una volta la tessera d’iscrizione alla Gioventù Comunista!

(dall’autobiografia Rivoluzionaria professionale di Teresa Noce, p. 422)

La vita di Teresa Noce è stata scandita da diverse battaglie, tanto nella politica quanto nella vita privata.
Nasce a Torino nel 1900 da una famiglia di origini molto umili. Molto Particolarmente intelligente e caparbia, è costretta dalle circostanze a interrompere gli studi molto presto e ad andare a lavorare come sartina e operaia. Questo non la ferma e continua a studiare da autodidatta, aiutata anche da un forte amore per la lettura.
Dopo la morte della madre per malattia e quella del fratello durante la Grande guerra decide di dedicarsi solo alla politica. Nel 1919 fonda il circolo giovanile torinese del Partito socialista per poi aderire nel 1921 al Partito comunista: è qui che conosce il futuro marito Luigi Longo, studente di ingegneria destinato a diventare uno dei massimi dirigenti del partito. Il loro amore sarà ostacolato dalla famiglia (dai genitori) di Longo, poiché all’epoca per potersi sposare prima dei venticinque anni era necessario il consenso della famiglia. Nei due anni precedenti al matrimonio possibilità di sposarsi nascono i due figli, Luigi Libero e Pier Giuseppe, quest’ultimo morto poco dopo la nascita.
Con l’avanzata del fascismo Teresa Noce e Luigi Longo scelgono la strada dell’esilio, prima in Unione Sovietica, poi a Parigi e in Svizzera. Da qui Teresa compie, sotto il falso nome di Estella, molti viaggi clandestini in Italia per svolgere propaganda e attività antifascista. Nel frattempo nasce il terzo figlio, Giuseppe detto Poutiche. Nel 1936, insieme al marito, è tra i combattenti volontari nella guerra civile spagnola: qui Teresa cura la redazione del giornale degli italiani combattenti nelle Brigate internazionali, “Il volontario della libertà”. Nel 1943 è arrestata in Francia e internata nel campo di Rieucros, dove è poi liberata per intervento delle autorità sovietiche. L’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, nel giugno 1941, le impedisce di raggiungere Mosca per ricongiungersi con i figli. Resta quindi in Francia, dove lavora per il Partito comunista francese. Attiva nella Resistenza d’oltralpe, nel 1943 è nuovamente arrestata e deportata in Germania, prima nel campo di concentramento di Ravensbruck, poi a Holleischen, dove è destinata al lavoro forzato in una fabbrica di munizioni fino alla liberazione del campo da parte dell’esercito sovietico.
Terminata la guerra e il periodo della Resistenza, nel 1945 torna in Italia, dove riprende la sua battaglia politica: è infatti nominata alla Consulta e nel 1946 è la prima della sua circoscrizione a essere eletta alla Costituente, oltre a essere una delle più votate del PCI a livello nazionale. Nella Costituente farà parte della Commissione dei 75, incaricata di stendere il testo della Carta costituzionale. Terminata questa fase, Teresa Noce è eletta in Parlamento per due legislature.
La ferita per la prematura scomparsa del secondogenito e le condizioni in cui versavano molte delle donne che andarono a porgerle le condoglianze –spesso abbandonate, impossibilitate a lavorare per prendersi cura dei figli –fungono da propulsori alla sua battaglia più grande in Aula. Presenta, nel 1948, la proposta di legge per la “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri” – che prevede i permessi di lavoro retribuiti a partire dall’accertamento della gestazione in atto, il divieto di licenziamento delle donne incinte e dei lavori usuranti - e che sarà la base della legislazione sul lavoro femminile fino alle leggi degli anni Settanta sulla parità tra donne e uomini. Nel 1950 è invece promotrice con Maria Federici della legge che prevede eguale salario per eguale lavoro per donne e uomini.
Tra il 1948 e il 1949, stanca delle avventure amorose del marito, lascia Roma per trasferirsi a Milano e curare da vicino gli interessi della Fiot (Federazione italiana operai tessili) di cui era segretaria. Nel 1953, dopo aver chiesto la separazione consensuale dal marito che apprende di aver ottenuto da un trafiletto pubblicato sul Corriere della Sera: “Luigi Longo e Teresa Noce hanno ottenuto a San Marino l’annullamento del loro matrimonio”. All’epoca in Italia il divorzio non era consentito e l’annullamento era un privilegio che otteneva chi poteva permetterselo rivolgendosi alla Sacra Rota o andando all’estero.
Teresa Noce invia una smentita al giornale, immaginando che il marito non sarebbe mai andato contro i principi del partito, ma purtroppo è tutto vero: Luigi Longo ha ottenuto l’annullamento a San Marino falsificando la sua firma.
Con la pubblicazione della smentita, Teresa Noce si inimica tutti gli esponenti del Partito che non hanno gradito l’aver reso pubblica una questione privata: nonostante il comportamento di Longo sarà lei a essere messa sotto accusa e ad essere espulsa dal comitato centrale. Un vero e proprio trauma che nella sua autobiografia lei stessa definisce “grave e doloroso più del carcere, più della deportazione”.
Non sarà più ricandidata in Parlamento e abbandonerà anche le lotte sindacali per ritirarsi gradualmente a vita privata. Nel 1974 pubblica la sua autobiografia, Rivoluzionaria professionale, la storia della sua vita intrecciata a quella del partito comunista dalla sua fondazione.
Muore a Bologna il 22 gennaio 1980.

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