Lo Statuto Albertino e la Costituzione

Durante i venti anni di dittatura e i due anni della guerra di Liberazione, in Italia, pur se formalmente, è ancora in vigore lo Statuto Albertino.
La Costituzione Sabauda concessa da Carlo Alberto nel 1848 è stata per un secolo la Carta fondamentale del Regno di Sardegna e più tardi del Regno d’Italia ed è poi stata ufficialmente abrogata all’indomani dell’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana.
Lo Statuto è stata l’unica Costituzione concessa a essere sopravvissuta ai moti rivoluzionari della prima metà dell’Ottocento: tutte le Costituzioni concesse a quei tempi avranno breve durata, da quella di Re Ferdinando II nel Regno di Napoli a quella di Pio IX nello Stato della Chiesa. Lo Statuto di Carlo Alberto invece sarà esteso a tutto il Regno d’Italia dopo l’unificazione nazionale e sarà il testo di riferimento in vigore nel Regno fino alla fine della monarchia.
Dopo il Ventennio e il caos post bellico, occorreva dotarsi di una nuova legge fondamentale per l’Italia, una Costituzione che rispecchiasse il nuovo corso repubblicano intrapreso dal nostro Paese e che scongiurasse l’avvento di altre dittature. Alcune delle caratteristiche dello Statuto Albertino, prima fra tutte la “flessibilità”, avevano aperto la strada alla dittatura fascista  mentre molti dei suoi principi erano incompatibili con le nuove esigenze  democratiche del periodo post bellico. Ma quali sono le caratteristiche che rendono lo Statuto Albertino e la Costituzione così diverse?

CARTA OTTRIATA vs CARTA VOTATA
La Costituzione di Carlo Alberto è definita pre-risorgimentale, concessa (o, più tecnicamente, “ottriata”) dal sovrano durante le ribellioni che infuocarono l’Europa nel 1848. La Costituzione Repubblicana, al contrario, è votata e approvata dal Parlamento. Le elezioni del 1946, insieme alla scelta della forma di governo, elessero i deputati all’Assemblea Costituente, coloro che scrissero e diciassette mesi dopo approvarono la Carta costituzionale.

LA LUNGHEZZA
Lo Statuto Albertino era una Costituzione breve composta da appena 81 articoli, a differenza dei 139 articoli di cui è composta la Costituzione del 1948.

CARTA CONFESSIONALE vs CARTA LAICA
La Costituzione di Carlo Alberto, in apertura, all’articolo 1, indicava la religione cattolica come la religione di Stato all’interno del Regno di Sardegna e di conseguenza, dopo il 1861, di tutto il Regno d’Italia. Per questo motivo è definita Carta Confessionale. La Costituzione Repubblicana, invece, com’è noto è Laica. L’articolo 7, lungamente dibattuto nell’Assemblea Costituente, regola i rapporti tra Stato e Chiesa Cattolica attraverso l’inserimento dei Patti Lateranensi nella Carta. L’articolo 8 stabilisce invece il principio di uguaglianza di tutte le confessioni religiose davanti alla legge.

LA FLESSIBILITA’
La caratteristica forse più famosa dello Statuto Albertino e la differenza PIU’ evidente con la Costituzione Repubblicana è la flessibilità.
Lo Statuto era una Costituzione flessibile, modificabile con una legge ordinaria. Pur se nel preambolo era affermato che si trattava di “Legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile”, era emendabile con una semplice legge dello Stato.
La Costituzione del 1948 è invece rigida, posta al vertice della gerarchia delle leggi in Italia e non modificabile solo attraverso la procedura “aggravata”. Per modificarne un articolo è necessario un doppio voto delle due Camere con maggioranza qualificata e con un intervallo non inferiore a due mesi. In caso di maggioranza assoluta e non qualificata, la modifica costituzionale può essere sottoposta a referendum confermativo.

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